Tiriolo, 22 maggio 2020

prot. 2877

Al personale

Alle famiglie

Agli alunni

oggetto: commemorazione della strage di Capaci

giovanni falconeEssere custodi del passato, trasformare il ricordo in memoria, rendere testimonianza alla verità e al possesso della Storia, sono senz'altro alcuni compiti educativi degli adulti e della Scuola. Alla luce di tale premessa, il 23 maggio è una data che non può passare sotto silenzio.

Erano quasi le 17.58 del 23 maggio 1992. Il giudice Giovanni Falcone, palermitano, acerrimo e infaticabile nemico della Mafia, era da poco atterrato all’aeroporto di Punta Raisi con la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato. Si dirigeva a Palermo con la sua solita scorta e il suo solito sorriso sul volto. Tutto era tranquillo sulla autostrada Trapani-Palermo. Ma in un istante la Croma marrone guidata dagli agenti della scorta salta in aria, investita da un’esplosione di tritolo...

Cari alunni, non vi parlerò dei 2.665 anni di carcere a cui nel 1986 i mafiosi sono stati condannati dal pool antimafia di Giovanni Falcone, vittima di una vendetta implacabile. Non vi parlerò neppure dei 500 kg di tritolo accuratamente nascosti nella canaletta di scolo dell’autostrada Trapani-Palermo. E neppure dei 50 mozziconi di sigarette lasciati cadere dagli assassini appostati tra gli ulivi, poco prima di azionare il fatale pulsante che avrebbe provocato la cruenta esplosione, un’esplosione i cui echi arrivano fino a noi anche oggi.

Piuttosto, intendo suggerirvi una riflessione, tratta da un testo brillante. Non si tratta di un libro voluminoso, ma di un agile racconto di poco più di cinque pagine. E’ un racconto dello scrittore Erri De Luca e s’intitola il Pannello; la ragione del titolo la scoprirete da soli, leggendo il testo autonomamente o con l'aiuto di insegnanti, genitori, familiari. Il racconto è dedicato alla contrapposizione fra omertà e solidarietà.

Che cosa ha a che fare l’omertà con Giovanni Falcone? Tantissimo, evidentemente: Giovanni Falcone ha aperto un varco nel muro di gomma dell’omertà che circondava e proteggeva la Mafia, portandola a processo per la prima volta in massa e dimostrando che la mafia non è sinonimo di impunità né di invincibilità. Egli ha dimostrato che la mafia si poteva portare in tribunale: 19 ergastoli, 11 miliardi e mezzo di multe.

Siamo sicuri di conoscere in profondità il significato della parola omertà o rischiamo di confonderlo col nobile concetto di solidarietà? In questo ci soccorre Erri De Luca con la sua nitida definizione: prima di leggerla, mi permetto di invitarvi a prestare attenzione a coloro che nel branco, nella gang, nel clan provano deliberatamente a confondere l’omertà di stampo mafioso con la solidarietà che è un valore di rango costituzionale (art. 2). Diamo la parola a De Luca:

Nella mia terra c'è un costume che vieta di denunciare i colpevoli di reati: si chiama omertà. Voglio parlarvene per stabilire i punti di contatto e quelli di differenza tra questo costume e lo spirito di solidarietà. L'omertà nasce dal bisogno di difendersi da un regime sociale di soprusi in cui la giustizia è applicata con parzialità e favoritismi, ma contrappone malauguratamente a questo un altro regime di soprusi: la mafia. L'omertà è un comportamento radicato in tutta la popolazione quando considera l'intero apparato statale un grande sbirro. La mafia che è nata da questa silenziosa protezione popolare, l'ha trasformata in legge di sangue sicché oggi l'omertà è frutto principale della paura. Essa non distingue tra chi si ribella a un sopruso e chi agisce da criminale, copre tutti, il povero cristo e il malfattore. L'omertà è diventata cieca ed è al servizio di un'altra prepotenza.  Lo spirito di solidarietà è invece un sentimento che onora l'uomo. Non è una legge, come l'omertà, sorge di rado. Spunta di colpo tra persone che si trovano in difficoltà, comporta il sacrificio personale, non si nasconde dietro il mucchio formato da tutti gli altri.

Cari alunni, voglio consegnarvi un ultimo spunto, perché lo scolpiate a lettere di fuoco nella vostra mente: sono alcune celebri parole di Falcone che ne racchiudono la sintesi storica. Il magistrato rivolgendosi alla propria Palermo, microcosmo in cui si riflette l’intera società globale, disse:

Gli uomini passano, ma le loro idee, la loro tensione morale, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

Le nostre gambe, ma soprattutto le vostre, di voi alunni chiamati a costruire una società migliore.

I docenti, nella loro discrezionalità tecnica, vogliano affrontare in classe i temi suggeriti dalla giornata odierna.

Il dirigente scolastico

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