Dantedì

Tiriolo, 25 marzo

prot. 1856/2020

Ai signori docenti

Al personale

Alle famiglie

Agli alunni

oggetto: Dantedì

downloadCari tutti,

il 25 marzo del 1300, esattamente 720 anni fa, nell'immaginario poetico e profetico dantesco aveva inizio un drammatico percorso di discesa agli inferi.

Lo scenario che si prospetta agli occhi di Dante – non neghiamolo - presenta una qualche vaga affinità con l'emergenza che ci troviamo a vivere da alcune settimane a questa parte. La voce più ricorrente nel proemio alla Comedìa è la parola paura, che purtroppo è condizione capillarmente diffusa nelle nostre città, nei nostri piccoli paesi, persino all'interno delle nostre sicure case.

A ben vedere, però, sin dalle prime terzine del sacrato poema, il messaggio del padre della nostra lingua non è  espressione di sconfitta, di terrore, di sconforto. Il messaggio dantesco, che oggi più che mai abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri alunni e ai nostri figli, è un autentico invito alla speranza. Dante è sì smarrito, ma recupera forza e ardimento grazie a un altro uomo, grazie alla bellezza genuina di una relazione umana. Il suo compagno di viaggio, di nome Virgilio, grande poeta latino, è per lui contemporaneamente padre e madre, è il suo maestro e la sua guida.

Ed ecco, cari alunni, il mio pensiero corre dritto a voi: anche voi, come Dante, grazie alla sapiente guida dei vostri papà, delle vostre mamme, dei vostri familiari, grazie alle attenzioni premurose e professionali dei vostri insegnanti continuerete ad imparare e a crescere, anche se fisicamente lontani dalla scuola. Non solo, ricordiamo che Virgilio è soprattutto il libro preferito di Dante, che lo conosce a memoria tutto quanto. Anche voi, bambini, affidatevi alle vostre passioni, alle vostre discipline preferite, ai vostri hobby, ai vostri interessi in questo momento di chiusura in casa, per dare alimento al vostro cuore, alla vostra mente, alla vostra anima.

Affidiamoci tutti quanti a Virgilio, ovvero alla poesia, allo studio, alla scienza, alla bellezza unica e irripetibile delle relazioni umane, consapevoli con Dante che “dove gli altri linguaggi non riescono ad arrivare, quando anche la filosofia e la religione non hanno più parole, la poesia raggiunge la realtà nel suo profondo, e può parlare, più di ogni altra lingua, ai cuori degli uomini. E nel nostro secolo in cui due guerre mondiali e paurose minacce nucleari hanno riproposto con violenza agli uomini il problema della loro vita sulla terra, forse la poesia classica e quella moderna possono ancora offrire una indicazione di speranza” (Dall'introduzione di Anna Maria Chiavacci Leonardi alla Commedia).

I docenti, a cui va il mio più sincero ringraziamento per l'eccezionalità del lavoro che stanno svolgendo, vogliano suscitare, nelle loro proposte di didattica a distanza, momenti di riflessione a riguardo.

Buona festa nazionale a tutti noi.

Grazie, Dante Alighieri.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Francesco Fiumara

(Firma autografa sostituita a mezzo stampa

ex art. 3, c. 2 D .Lgs n.39/93)

 

 
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